Live (Italia)
N/D
Rassegna Stampa
Losing Today - #07 - Ottobre 2005
"Mussolini's teaspoons" inserita nel CD allegato alla rivista
Movimenta - Ottobre 2005
Some Of What You Need And Don't Need To Know
http://www.movimenta.com/recensioni/cd/monkeyisland.html
In giro dal '97, i Monkey Island hanno saputo colorare di pura Londra underground la loro esistenza, non solo attraverso una continua ed incendiaria attività live di buco in buco, ma addirittura infognandosi, come nella migliore tradizione teppistica del delta, in un caso di smercio illegale di alcoolici. E la musica della band nasce proprio da questo humus; una sorta di punk ubriaco, instabile sulle gambe, che si muove in ogni direzione, cade e si rialza, che vomita e poi tenta di mantenere un aspetto sobrio. E in questo magma viaggia di tutto; rockabilly, garage, 60s psichedelia, Arab On Radar, art-punk, gli Stranglers, spoken poetry messa su come una piece di teatro brechtiano, i Cramps, i Buzzcocks, fino a cose recenti come Coral e Ponys. Brani come schegge, ma totalmente compiuti, alternando registri e stili a caleidoscopio, sotto all'elastica sezione ritmica, che con un mezzo miracolo riesce da sola a dare compattezza al disco. La batteria ha voglia di picchiare punk'n'roll, sa limitarsi e riprendere fiato, ma non perde un accento, il basso è qualcosa a metà tra la parola funk e la parola freak, acido tutto il resto.
L'inno antifascita Mussolini's Teaspoons, tutta strappi prima new wave, è probabilmente il momento più azzeccato, e assieme a This Is Not e la conclusiva Galileo tradisce un'influenza decisiva nella postura inglesissima dei Fall, Part Of My Jobs Is To Forget Things è un treno, Urbanal puro cataclisma In The Red, 14:25 un surreale intervallo di narrativa urbana. Un esplosione di idee, che usano il post-punk come veicolo più comodo, ma che arrivano alla testa e al corpo con sembianze sempre diverse, saturando una mezz'ora intensissima. Grandiosi.
Paolo Berti
Pig - Settembre 2005
Some Of What You Need And Don't Need To Know
Ancora art rock da Londra. I Monkey Island vantano trascorsi burrascosi, così come burrascosa è la miscela sonora contenuta in quest'album. Post punk e garage sono le coordinate principali; il resto è tutto da scoprire.
Mescalina - Agosto 2005
Some Of What You Need And Don't Need To Know
http://www.mescalina.it/musica/recensioni/recensioni-musica.php?id=1215
Nel 2002 Scotland Yard fece irruzione in un buco del West End londinese dove si praticava smercio illegale di bevande alcoliche: quel buco adibito a club era gestito proprio dai Monkey Island, la band che mi appresto a recensire. Il risultato dell'irruzione da parte delle forze dell'ordine fu quello di accrescere l'attenzione attorno al terzo album della band, quello che la Foreign Affairs ha portato anche nella nostra penisola: Victoria Segal del “New Musical Express” l'ha definito “sofisticata narrativa urbana per il nuovo millennio”; il loro singolo antifascista “Mussolini's Teaspoon” è stato eletto da “The Guardian”, a suo tempo, singolo della settimana.
L'Italia, come sempre, arriva tardi, ma l'importante è arrivare: l'esperienza dei Monkey Island è molto lontana dalle solite garage band che invadono i mercati mondiali e la nostra penisola sembra essersene resa conto durante le incendiarie esibizioni live sui palchi nostrani.
I Monkey Island sono in quattro: chitarra, batteria, basso e armonica. La loro musica è una miscela esplosiva di punk (quello dei concittadini Clash e quello dei Ramones), garage, blues e, non sto sognando, una lontana attitudine jazz in alcuni pezzi. Una simile commistione non può che portare ad un album particolarissimo: questo “Some of what you need and don't need to know”, infatti, è tutto fuorché un disco conformista.
L'inizio è all'insegna del punk: raccomando il volume alto per godere appieno di “Do the Lipsync” e della seguente “Soulfastfood”, altra faccia di una stessa medaglia fatta della libertà e della furia che contraddistingueva Clash e Ramones. Punk sono, poi, “Urbanal” e “Brand Ex”, entrambe valide: con i suoni duri, diciamolo subito ci sanno fare.
Per farci sorprendere dobbiamo però aspettare la terza traccia del disco: “This Is Not” sembra venire dal passato, ricorda un'improvvisazione degli Yardbirds ed è venata di tinte blues contaminato con il rock'n'roll. Stesso effetto creano altri pezzi, tra cui spicca il singolo che li ha resi famosi: l'inno antifascista “Mussolini's Teaspoons” è una satira che si sofferma sulla passione del dittatore per la collezione di posate.
Tendenzialmente parlata su una linea melodica vincente e sicura, è un territorio da esplorare più volte per cogliere sempre delle nuove sfumature. Terzo ed ultimo aspetto del disco sono gli intermezzi musicali: la batteria di Jan Noble in “Bedlam Shake” sembra un esercito in marcia mentre “Part of my job is to forget things” è un jazz che ha fatto l'amore con il rock.
Un disco complesso, dalle molte facce, da godere lentamente e con pazienza per poter apprezzare tutta la ricchezza che riempie ogni singolo minuto dei ventotto che formano l'opera: dopo tanto semplice garage rock, qualcosa di nuovo sul fronte occidentale. Forse andavano scoperti prima …
Luca Meneghel
Rockers - Agosto 2005
Some Of What You Need And Don't Need To Know
http://www.rockers.it/recensioni.asp?i=227
Quartetto inglese attivo dal 1997 i Monkey Island (Peter Bennett – voce / chitarre, Jan Noble - voce / batteria, Darren Searles - voce / basso, Charlie Finke - armonica) si presentano sotto l´etichetta di art rock/post punk e propongono un album "Some Of What You Need and Don't Need To Know" che giunge sui nostri lidi qualche mese dopo la pubblicazione in patria. E, nonostante il ritardo, è un ascolto che di questi tempi non può che essere benvenuto. I Monkey Island infatti fanno un rock che è da tempo uscito dai radar delle programmazioni musicali (e video-musicali): la ruvidezza e l´allergia alle regole caratteristica del punk e del garage, la passione per l'imprevedibilità che li porta a giocare con il blues, il rock´n´roll delle origini con accenni quasi jazz, un'attitudine a tratti selvaggia e a tratti scanzonata condita da una satira politica che va al di là degli slogan. E´ un po´ come tornare indietro di più vent´anni quando Londra dopo la prima fiammata del punk, raccoglieva i frutti di quella rivoluzione e ogni occasione era buona per sperimentare con i generi, gli stili e le tendenze. "Some Of What You Need and Don't Need To Know" inizia con il riff gracchiante “Do The Lipsync”, divaga in un trucido talkin'blues (“This is not”) e in un rock'n roll impazzito (“Bedlam shake”), si concede digressioni vaudville (“14:25”) toccando anche la satira surreale in “Mussolini's Teaspoons”.
In 11 tracce di 28 minuti scarsi i Monkey Island, nel loro anacronismo, si dimostrano irriverenti, fuori dagli schemi e minacciosi.
E' quello che si dovrebbe pretendere sempre dalle rock band.
Guido Mariani
Comunicazione Interna - Luglio 2005
Some Of What You Need And Don't Need To Know
http://www.comunicazioneinterna.it/dettaglio_ascolti.php?id=583
“Some of what you need and don't need to know” - terzo lavoro dei londinesi Monkey Island - è un cd da applausi, di quelli che non si dimenticano tanto facilmente: 28 minuti di garage punk selvaggio e furioso eppure perfettamente calibrato, evoluto verso soluzioni “ragionate” che non sottraggono nulla in termini di energia fisica ma che valgono piuttosto ad accrescere la componente emozionale.
Un suono diretto e dinamico, punk nella sua vocazione iconoclasta, ma debitore tanto verso l'acid-rock “sudista” dei 13th Floor Elevators quanto nei confronti dei Black Sabbath figli degeneri del blues (l'armonica di Charlie Finke trasforma “Bedlam shake” in una possibile versione strumentale della sabbathiana “The wizard”), senza dimenticare il taglio new wave dell'inno antifascista “Mussolini's teaspoons”.
Assolutamente incredibile è l'apporto delle voci del chitarrista Peter Bennett, del bassista Darren Searles e del batterista Jan Noble: ora sguaiate (“Do the lipsync”), ora spiritate (“Brand ex”), ora spinte al parossismo nell'apocalittico blues urbano alla Henry Rollins di “This is not”, ora tese a conferire sfumature “narrative” (il recitato di “14:25”) insolite per una band ascrivibile nell'area post-punk/garage-rock.
Volume dello stereo al massimo!
Guido Gambacorta
No Respect - Luglio 2005
Some Of What You Need And Don't Need To Know
http://www.norespect.it/Recensioni2005/Monkey_Island_SomeofWhat.htm
Forse quando, nel 2002, irruppe la polizia in quel bar abusivo di Londra, nel West End, dove si smerciavano abusivamente alcolici, forse nell'aria passavano le scariche elettriche punk e post garage delle chitarre di Peter Bennet. Sollevo l'ipotesi sapendo che proprio i Monkey Island, la band, era invischiata in quella pittoresca gestione nella zona della città dove i magnifici anni'60 urlarono i primi vagiti. Perché i MI sono i musicisti metropolitani, con una forte carica rivoluzionaria e una imprescindibile critica, che implica attenzione, verso il sociale. Le canzoni del cd sono pezzi evoluti di pensiero, misto di testi e musica a cavallo tra sperimentale e radicalismo. E così Soulfastfood è punk ‘70 tirato e imbastardito con la durezza del suono garage di ritorno. Quando pensi di aver capito tutto, arrivi a This Is Hot , uno spoken word musicato, una litania blues nella quale la sequenza di note viene stoppata da un accordo jazz. Poi ci puoi trovare un capolavoro dell'indi post rock, giocato inizialmente su accostamenti al limite del cacofonico, mentre leggi il titolo che indica lo spirito del pezzo, Mussolini's teaspoons , finché, all'improvviso, ti sorprende un lunghissimo finale strumentale. E' musica di confine, continuamente travalicato, che tende una mano a tutti coloro che avranno il coraggio di lasciarsi contaminare.
Pietro Miotto
Kathodik - Maggio 2005
Some Of What You Need And Don't Need To Know
http://www.kathodik.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=1737
Non si può parlare della musica di questo terzetto a prescindere dalla loro attitudine: PUNK!!! Punk nel senso essenziale del termine, musica che entra diretta nelle vene, e sovversione che per quanto la si voglia lasciare a marcire nei fangosi angoli di strade inglesi malfamate, resta viva e pulsante. E anarchia, nel senso di rifiuto di tutti i pregiudizi –religiosi, politici e anche scientifici!- su cui si basa questo mondo ipocrita (fatevi un giretto nello scarnissimo sito e date un'occhiata ai 10 punti della “Declaration of Unilateral Democratic Independence”) Praticamente i Monkey parlano di libertà, quella che si sente quando il rock'n'roll-punk (soprattutto il loro, che in concerto in sperduti centri sociali penso raggiunga livelli prossimi ai Cramps ) con la sua semplicità ti fa scuotere la testa e perdere il controllo delle gambe, gettando benzina sul fuoco che tieni nel tuo torace.
In questo “Some Of What You Need And Don't Need To Know” (che già dal titolo rimanda a una riflessione su ciò che chi vuole decidere per noi non vuole lasciarci comprendere), il terzo album oltre ai vari 7 pollici precedenti, il fuoco diventa incendio verso la fine del disco, in Mussolini's Teaspoons , nella quale la libera interpretazione (dal momento che la comprensione dell'inglese del sottoscritto scarseggia, e dal momento che nel sito non troverete lyrics, scelta tutto sommato giusta, perchè sono inseparabili dalla musica) può portare a prendere coscienza del fatto che “siamo come qualsiasi altro servizio di posate per il tè”, soggetti a una dittatura come quella del Porco fascista il quale “come in realtà accadde, teneva una collezione parecchio fornita di posate da tè”. Quindi testi che sono punti (o meglio spunti) di partenza - di arrivo niente, chiaramente: un punto di arrivo rappresenterebbe una certezza, e come tale è rifiutata a priori- per smuovere materie grigie e suoni garage-punk che portano irrimediabilmente a smuovere il culo, con occasionali paragrafi che si distaccano dal genere, come in 14:25 o nella ultima Galileo . Cinque stelline meritatissime.
Roberto Centioni
Radio Radio Città Aperta (Lazio) - Pogopop - Luglio 2005
Radio Libera Bisignano (Campania) - Sotterranei Pop - Giugno, Luglio 2005
Radio Wave (Toscana) - Luglio 2005
Rassegna Stampa Estera (estratti)
- 1997 - 2008
KERRANG 2008: KKKKK
"The music comes fast, heavy, feral; full of potent dysfunction. Acidic punk and molten blues jack up the psycho-ward thrills, paced against weirder, disquieting, elliptic instrumentals, like insects crawling across sensitive skin"
NME 2008 "'Imagine Bleach era Nirvana playing the blues with droplets of the bleakest, blackest comedy running down their spines, equal parts frantic garage rock, malevolent hardcore and snarling poetic vocals - the riffing of Zeppelin by No Means No is as close a you get to describing this highly individual band..'"
KERRANG - Some of What You Need And Don't Need To Know 2005
"Third set of acidic punk and molten blues from North London trio: operating beneath the radar for some years now (and you know that's the radar's loss), Monkey Island's music has been mostly a need-to-know affair; but you always find the strongest flavours underground, away from the artistic fluoride of the mainstream, and so it is with Monkey Island, three men of serious countenance and wild musical attack, rocking like The Stooges mid-pelt through a rendition of Ginsberg's 'Howl'. Rock'n'roll is poetry, poetry is rock'n'roll, or so this album would have it.
The music comes fast, heavy, feral; 'Do The Lipsync' tears out like Devoto-era Buzzcocks, full of potent dysfuntion, while 'Bedlam Shake' jacks up the psycho-ward thrills with a side of mouth-harp frenzy. More disquieting still are the quieter, more elliptic tracks, 'Part Of My Job Is To Forget' and 'Mussolini's Teaspoons', itch-inducing psychological sketches, like insects crawling across sensitive skin.
Monkey Island are the great undiscovered garage-riot band of London town, don't wait for a Nuggets-style excavation to dig their avant savage genius. KKKKK" Stevie Chick
Artrocker 2004
"Monkey Island are heavier than a primal Black Flag with a darkly surreal post-rock intelligence...In these new rock'n'roll times we need their unique take on angular punk-blues more than ever. Menacing."
Guardian Guide - Mussolini’s Teaspoons Single Of The Week 2001
"This is more like it....Monkey Island remind me a little of the early Fall Or The Stranglers just before they went completely mental...The lyric is delivered as a kind of rambling white trash rap that snowballs towards a chilling intense climax this is well worth your hard-earned cash." Ben Marshall
Sleaze Nation 2000
You wanna talk garage rock? Monkey Island boil blues and punk down to their primal essences and string a truly unique, fiercely-intelligent lyrical sensibility to the proceedings they chug and hum with a dark brooding menace. London’s best kept rocking secret
Kerrang 1999
What’s playing on the juke box? Monkey Island new album: Punk-Blues carnage from the best live band in the UK
NME 1998
[...] Sophisticated urban narratives that could escalate into sheer minlessness – the kind of jazz inflected threats that only men in black suits and red shirts should make. Anyone can do cool. This is chilling. Victoria Segal
Maximum Rock'n'Roll 1997
"Monkey Island are The Clash - meets The Yardbirds - meets The Gang of Four...I'm keeping them
close to my heart - right next to my beer"
|