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Losing Today - Febbraio 2005
The Hotels - Ocean Floor (Demo)
Un pallido sole autunnale acceca la foto in controluce sulla copertina, un seppiato primo piano di una ragazza dall'espressione lontana e triste: immagine appropriata alle canzoni contenute in questo ep di debutto per i londinesi Hotels. Il quintetto si presenta come una versione britannica di Interpol, ma più diretti e immediati di questi nell'andare al cuore problema: suonare musica satura di malinconia senza perdere in ritmo, secondo la lezione che fu di Sound e Kitchens Of Distinction. La soluzione è nella formula (nota, ma non per questo scontata o semplice) di un suono di chitarre saturo, basso in primo piano e una voce al tempo stesso vibrante e distaccata, che qui a volte ricorda quella dei Gene. Il risultato c'è, con momenti impetuosi, come negli avvolgenti refrain o nel crescendo di chitarre davvero irresistibile della conclusiva Ocean Floor.
Enzo Baruffaldi
Movimenta - Ottobre 2004
The Hotels - Ocean Floor (Demo)
http://www.movimenta.com/recensioni/cd/hotelstheory.html
Ep di debutto "ufficiale" per la band inglese, che già
ha però alle spalle un singolo e la colonna sonora di un film horror
(!!). Tre tracce continuano ad essere ancora un po' pochine per un giudizio
globale; ma quello parziale è comunque molto buono, tra richiami
agli ultimi Manic Street Preachers, agli Chameleons e a tutta la post-wave
più gentile.
Notevoli i sette minuti finali di Ocean Floor; quadretto brit evoluto
che ne conferma le doti di scrittura e la padronanza degli strumenti.Un
bell'antipasto, ma li attendiamo sulla lunga distanza.
Paolo Berti
Indiepop.it - Giugno 2004
The Hotels - Ocean Floor (Demo)
http://www.indiepop.it/articoli/singles0604.htm#hotels
Londinesi di belle speranze, gli Hotels si avvicinano ad Interpol e Stills
con un suono decisamente più malinconico e saturo di chitarre.
I loro pezzi in crescendo culminano in un chitarrismo esasperato e discordante,
che non riesce a dissipare la malinconia che li avvolge. Ian McCulloch
fa capolino da "Ocean Floor", il più sopito dei tre pezzi
proposti su questo CDR (antipasto ad un proper EP in programma per giugno),
pop-song newwavizzata e occupata in ogni ordine di spazio da chitarre
e batteria, pur rimanendo in spirito piacevolmente grigia come un giorno
di pioggia. Più tirate la piacevole "Down Here" che vibra
e si accende con buona efficacia e "For David" che sceglie una
maggior attenzione al ritmo, entrambe caratterizzate da quel graduale
addensarsi di nubi a minacciare tempesta e da un progressivo aumento d'intensità.
Un suono stratificato e avvolgente, non privo di effetti speciali ma solido
quanto basta per non essere un fuoco di paglia. Agli Hotels manca solo
la canzone killer, ma per quella c'è ancora un po' di tempo: sapremo
aspettare.
Salvatore Patti
Sentire e Ascoltare - Giugno 2004
The Hotels - Ocean Floor (Demo)
http://www.sentireascoltare.com/CriticaMusicale/Recensioni/2004/Liv3_Rock/Album/Hotels%96OceanFloor.htm
La formazione è insolita: tre ragazzi sudafricani e due inglesi
che si ispirano a Echo and the bunnymen, Sound, Coldplay e Interpol per
sfornare un indie rock dalle reminiscenze wave. In seguito agli ottimi
Tv On The Radio, ecco un altro gruppo rompere gli steccati del rock e
cimentarsi con successo in questo genere, si chiamano The Hotels e sono
attivi a Londra dal 2002, alle spalle una colonna sonora (il corto horror
“Kensington Gore”, distribuito da Dolly films) e ora il debutto
discografico. Ocean floor, così s’intitola il singolo d’esordio,
sfodera tre tracce ad alto tasso emotivo in rapida successione e pare
che i numeri per soddisfare gli amanti del genere ci siano tutti, a partire
dalla title-track, ricca di suggestioni sussurrate e deflagrazioni soniche,
un retrogusto di spleen adolescenziale anni ’80 targato Smiths e
vortici shoegaze à la Ride; allo stesso modo di quel piccolo gioiello
di psichedelia urlante che è Down here, apertura dissonante in
stile Sonic Youth (Goo), effetti (dis)armonici e un cantato alla Peter
Murphy sul finale; e infine di For David, arpeggio di chitarra ambient
à la The Edge, alternarsi tra ritmiche tribali e riff quasi hard,
e una cantilena sciamanica memore dello Stipe prima maniera. Forti di
una voce duttile che non si presta a nessuna evidente emulazione nonché,
a livello strumentale, di una capacità espressiva sufficientemente
matura, i ragazzi fanno ben sperare per l’album di debutto (previsto
per il mese di giugno). Nell’attesa godiamoci questo pavimento oceanico.
Antonio Puglia e Edoardo Bridda
Kathodik - Maggio 2004
The Hotels - Ocean Floor (Demo)
http://www.kathodik.it/modules.php?name=News&file=article&sid=1118
THE HOTELS - 'The Hotels Ep' mCd (autoproduzione) Molta, moltissima new
wave d'antan nei solchi di questi Hotels, banda che ha necessitato di
vari et variegati passaggi nel mio lettore prima di aprirsi completamente,
dacchè i tentativi iniziali mi lasciavano alquanto perplesso. Tre
tracce dove le rifrangenze della Liverpool dei primi ottanta (circa Bunnymen)
andavano a stemperarsi nei fluidi di gruppi quali Geneva, unendo l'intemperanza
delle chitarre a delicati equilibri intimisti. Ottime a questo proposito
le torride e convulse cavalcate di Down Here (i migliori Sound proprio
dietro l'angolo), le vibranti emozioni di Ocean Floor (un pizzico di Gene)
e il rimembrare Sad Lovers & Giants/Opposition in For David (ascoltare
le chitarre e l'avvilupparsi del basso nel maelstrom sonoro). Che sia
davvero pronta la rinascita della wave intimista del 1982? Disco sopraffino
e primo parto dell'italianissima Foreign Affairs, agenzia dal superbo
rooster in perpetuo movimento che, lo scommettiamo, farà presto
parlare di sè.
Michele Benetello
Movimenta - Maggio 2004
The Hotels - Ocean Floor (Demo)
http://www.movimenta.com/recensioni/cd/hotels.html
Sono solo tre canzoni su un cd, 2 delle quali accompagnano il singolo
d'esordio "Ocean floor", ma di sicuro questo prodotto partorito
dai londinesi Hotels, promossi in Italia da Foreign Affairs, promette
davvero bene.
Tre pezzi che non danno assolutamente problemi e rimangono in testa come
il più facile degli esercizi. Hanno studiato bene alla scuola di
Pixies e Jesus and Mary Chains, chitarre dirette ed affilate, e voce pulita,
come suggerisce Morissey, a sancire melodie puntuali e senza sbavature.
Oggi potrebbero benissimo salire sul palco ai concerti di gruppi come
Idlewild e My Vitriol, e sostituirsi a loro che nessuno se ne accorgerebbe.
La provenienza è quella. Ti si attorcigliano addosso con grande
naturalezza, e ottimi ritornelli che piombano piacevolmente dal nulla.
"Buona la prima" come si dice nel mondo del cinema; ma li aspettiamo
alla prova del fuoco quando registreranno a Giugno il primo Ep. E li si
vedrà davvero. Nel frattempo non hanno perso tempo ed hanno inciso
la colonna sonora di un cortometraggio horror intitolato "Kensington
Gore" (Dolly Films, 2003). Attendiamo con ansia.
Giuseppe Ponti
Radio
Radio Lupo Solitario (Lombardia) -
Good Morning Captain- Ottobre 2004
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