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XTM - Gennaio 2006
http://www.xtm.it/DettaglioMonografie.aspx?ID=3441
[...] Ancora la capitale a tenere a battesimo il trio dei CICCONE che hanno come ariete di punta la sbarazzina voce di Rebekah Delgado. Dopo tre singoli ecco l'album "Eversholt Street" (2004) per la Human Recordings. Quanto pop c'è nel sangue di questi ragazzi di fatto scoperti da Steve Lamacq? La risposta è: parecchio assai! Debbie Harry credo campeggi ancora nella cameretta della Delgado così come l'iconografia anni '50 e '60. Deliziosi e armoniosi. [...]
Emanuele Tamagnini
Indiescene.it - Dicembre 2005 (live review)
Dio salvi i Ciccone . Il perchè questa band non abbia ancora sfondato rimane uno dei più grandi misteri dell'umanità. Questi quattro pazzi (l'affascinante e burrosa Rebekah Delgado , il co-frontman Micky Strickson , il batterista più sfrenato di sempre Damo Waters , e il divertito Danny LePelley ) sono un concentrato di energia, freschezza, melodie accattivanti e irresistibile british sound .
Se la riuscita di un concerto viene decretata dalla reazione del pubblico, i Ciccone stasera hanno fatto un successone: bastano le prime note del pezzo d'apertura ' Flagellate ', un vortice di rock'n'roll sfrenato, che il pubblico del Rocket si lancia in uno scomposto ma divertito twist. E' una grande festa. Del resto è impossibile assistere a uno spettacolo del genere e non divertirsi come dei bambini in un negozio di giocattoli. Il concerto scorre veloce, le canzoni più notevoli sono i cavalli di battaglia ' You're Beautiful, You'll Get By ' e ' Look At You Now '. Ma non basta, spinti da un coro di MORE! i Ciccone terminano questa splendida serata con un bis.
Se posso suggerire uno slogan al nostro giovane premier per le prossime elezioni, direi 'Più Ciccone Per Tutti' - se tutti potessero farsi una sana dose di rock'n'roll come quello dei Ciccone, il mondo sarebbe un posto migliore
Losing Today - Febbraio 2005
Eversholt Street
Il nome scelto dai Ciccone rimanda agli Stati Uniti, vuoi per la più celebre Veronica Louise, vuoi per l'estemporaneo divertissement che fu dei Sonic Youth. Ma bastano pochi ascolti di questo loro debutto per accorgersi che i Ciccone sono inglesi fino al midollo, e per intuire che “Eversholt Street” colmerà il vuoto lasciato dall'ultimo album dei Libertines. Ci muoviamo infatti in quel territorio del rock che porta ancora alta e con orgoglio la bandiera dei Clash. Data però la presenza dell'energica voce femminile di Rebekah Delgado, accanto a quella di Micky Strickson, tra i riferimenti del trio si potrebbero citare tranquillamente anche i Blondie. Insomma, canzoni pop dal piglio punk che sanno divertire senza scadere nell'ovvio, e che sanno misurarsi anche con tempi più moderati (la titletrack o la conclusiva ballata There's a light). Il contagioso singolo Look At You Now è da mettere subito alla prova su pista nel vostro indie club preferito.
Enzo Baruffaldi
Kathodik - Febbraio 2005
Eversholt Street
http://www.kathodik.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=1566
Quando c'e' un esplicito intento di far musica per divertirsi credo
sia ragionevole provare per una volta a giudicare lo tsunami di nostalgia
che ormai ha invischiato tutto e tutti con il senno di chi ne ha gia'
sentite a centinaia di cose come questa, ed e' stravolto piu' dalla quantita'
che dalla qualita'. I furbi Ciccone (un incrocio fra i Sonic Youth e
Madonna potrebbe quasi dire qualcosa..) almeno non si chiamano The Ciccones,
il che e' gia' una gran prova di carattere. Il ripescaggio dal passato
(sia remoto che prossimo) e' ovviamente totale e costituisce l'intero
album, ma di sicuro e' utilizzato in modo eccellente. Lo sfruttamento
del fattore emotivo e' decisivo, non entusiasmarsi nemmeno un po' presuppone
uno sforzo di volonta', e volendo si puo' ballare per tutto il tempo.
Lo sfruttamento del fattore "emo" invece serve a rendere i Clash docili
e tranquilli, senza problemi per la testa ne' impegni di alcun tipo,
sia nei pezzi a metronomo impazzito con Micky Strickson protagonista
assoluto, sia in quelli in cui la dolce voce di Rebekha Delgado si spiega
in esotiche preghiere ( por favor mi amor remember me... ).
Di certo un riscito ed apprezzabile tentativo di suonare un po' piu'
forte degli altri in una folla di che sta comunque continuando a crescere
esponenzialmente
Ambra Galassi
Mescalina - Dicembre 2004
Eversholt Street
http://www.mescalina.it/musica/recensioni/recensioni-musica.php?id=909
Esordio
su album per i Ciccone, trio british voce-chitarra-batteria dalle buone
speranze, passate finora per due EP e un video. Quattordici pezzi veloci
e brevi, tutti ampiamente sotto i quattro minuti, per un album dall’alto
potenziale radiofonico e dai ritmi serrati.
Nella “Eversholt Street” richiamata nel titolo si trova la
stanza nella quale il materiale è stato “arrangiato, suonato,
registrato e prodotto” – come tengono a precisare i tre ragazzi –,
stanza che tutto sommato deve aver avuto dei poster di personaggi a noi
cari. Proviamo ad indovinare, premesso che il gioco non è poi
così difficile in questo caso. A nord, sulla parete più umida,
un poster raffigura Black Francis e Kim Deal sorridenti ma rivolti altrove:
la presenza dei Pixies aleggia ovunque in questo lavoro, dalle chitarre
ritmiche impegnate al massimo alle pulsanti linee di basso (“Flagellate”, “Look
at you know”). Niente male come inizio, soprattutto se volgendo
lo sguardo poco più in là si intravede Joe Strummer, in
un intenso primo piano, coi tre compari un passo indietro, in bianco
e nero: sì, l’era è quella di “London Calling”,
album capitale che festeggia di questi tempi qualcosa come venticinque
anni. Pare che anche i Ciccone festeggino a loro modo, recuperando da
un simile capolavoro proprio l’ispirazione che sta dietro ai brani
più agili e scanzonati nell’andamento – allora “Jimmy
Jazz”, “Wrong ‘em Boyo”, “Brand New Cadillac”,
oggi invece “If I could prove you wrong” e “If Friday
falls through”.
È forte la sensazione di essere di fronte ad un bigino dei classici,
ma la stanza – dicevo – non ha certo due sole pareti: ne
rimangono ancora altre due e sulla prima di queste fanno mostra una dozzina
di piccole foto scolorite dal tempo. A guardarle da vicino si intuisce
qualche volto, lineamenti belli e dolci, gente seduta su sedie e sgabelli,
immancabili chitarre. Neri e bianchi, assieme, che fanno della musica:
dovessi dire un’epoca mi spingerei a dire che gli anni Sessanta
dovevano ancora arrivare. Rock U.S.A. anni Cinquanta, ecco: la stessa “Oh
Eversholt” non può che provenire da laggiù e ci arriva
oggi a più di cinque decenni di distanza. Potenza della tecnica
di registrazione, ad occhi chiusi non direste che un brano simile possa
stare nel bel mezzo di un album d’esordio uscito nel 2004: sembra
infatti uno di quei lentacci che Richie, Poetsie e Ralph aspettavano
in “Happy Days” per poter abbracciare le ragazze, e si sente
quasi la puntina grattare sul disco.
Forse per questo il repentino passaggio ad una “F.U.U.K.” che
rimanda ai Sonic Youth di Kim Gordon quanto una “My Summer never
comes” puzza di british way to pop-rock, non stride più di
tanto. Ecco, l’ultima parete della stanza mostra proprio loro,
questi tre ragazzi che forse non inventeranno né ora né mai
qualcosa di innovativo, pur suonando diretti e rispettosi degli originali.
Insomma, la freschezza tipica dei debutti c’è tutta, le
giuste influenze pure e le voci di Rebekah Delgado e Micky Strinson – che
si spartiscono i brani in modo paritario – suonano familiari e
accattivanti. In neanche quaranta minuti un ottimo condensato di punk’n’roll
da pub inglese e due-tre ballatone old style – le conclusive “Last
Breath” e “There is a light” – che potrebbero
riportarvi da queste parti alla prossima puntata.
Domenico Maria Gurgone
Extra! Music Magazine - Dicembre 2004
Eversholt Street
http://www.xtm.it/new/dettaglio_articolo.asp?Chiave=3402
Debutto
al fulmicotone, come si diceva un volta, per i londinesi Ciccone. Che sfornano
una piccola enciclopedia del rock britannico (e non solo). Le loro chitarre
furiose ricordano un po' Ikara Colt e i primi Ash. Ma la lista degli amori
musicali di cui il trio canta è da
ricercarsi più indietro nel tempo e più largo nello spazio:
ci sono il piglio furioso del punk 77 che sta per diventare new wave,
quasi una versione aggiornata e distorta del primo e leggendario Cure “Three
imaginary boys” (“Flagellate”, “Just got laid”), l'irruenza college-adolescenziale
che fu delle Veruca Salt coniugata al piglio sbarazzino del beat inglese
dei 60 (“Look at you now”), le nostalgie degli acquerelli Sixties al
rosolio dei Kinks (“If friday falls through”), il gusto per gli strumentali
figli di punk, Velvet Underground e Sonic Youth (“Give me one good reason
to carry on”), ricordi giovanili dei bei tempi dei primi Pretenders,
ibridati ancora una volta con i Sonic Youth, stavolta quelli di “Goo!” (“F.u.u.k.”),
ballate tra pub e vaudeville, in perfetta aderenza alla tradizione albionica
(“My summer never comes”). Su tutto un delizioso accento brit, che farà la
gioia degli orfani dell'orgoglio inglese tra fine 80 e primi 90, e la
gioiosa irruenza giovanile che rende il disco fresco e adrenalinico come
da queste parti non si ascolta più spesso. In più, l'alternarsi
della voce femminile di Rebekah Delgado e di quella maschile di Micky
Strickson leva al disco ogni possibilità di essere ripetitivo,
conferendogli la giusta varietà. La pecca di questo oltremodo
buon debutto sulla lunga distanza è che qui ci sono ancora troppi
omaggi al proprio background e non ancora abbastanza Ciccone. Ma insomma, è lo
stesso peccato che commettono i più celebrati Libertines e Razorlight.
Cui i Ciccone non hanno in fondo molto da invidiare, dal punto di vista
musicale. Dategli l'attenzione che si meritano.
Renzo Stefanel
Musicboom - Dicembre 2004
Eversholt Street
http://www.musicboom.it/mostra_recensioni.php?Unico=20041130073551
La storia musicale – così come la storia ufficiale – non
si fa con i sè e con i ma. Anzi. Non si fa proprio. Lasciate stare
la musica… che ve ne frega? Ci sono un sacco di cose da fare là fuori
e starsene chiusi in casa ad ascoltare dei dischi che tanto fra un anno
non vi ricorderete non sembra la soluzione migliore. Vabbè, se
proprio volete, almeno cercate qualcosa che per 40 minuti riesca a farvi
divertire e muovere. Guardate tra la pletora di dischi di rock inglese
usciti quest'anno e cercate di scegliere qualcosa che veramente vi scuota.
Volendo essere ancora più puntigliosi, potremmo indirizzarvi verso qualche
esordio particolarmente meritevole e forse, facendovi largo tra un Kasabian e
un Ordinary Boys, potreste capitare sotto le chitarre di “Eversholt Street” dei
Ciccone . Premettiamo che non si tratta di un progetto dei Sonic Youth (vedi
alla voce: Ciccone Youth – “The Whitey Album” ), ma di un indiavolato trio britannico
dedito ad un punk-rock divertente, fresco e pervaso da quella vena melodica che,
dai tempi dei Jam , è prerogativa della scuola britannica.
Tanto per affibbiare etichette e ricollegarci al discorso d'apertura: “Eversholt
Street” sarebbe stato il perfetto secondo disco dei Libertines . Ma, come abbiamo
detto, la storia musicale non si fa con i sé e con i ma e se il secondo
disco di Carl Barat e Pete Doherty ha generato opinioni discordanti, quest'opera
prima dei Ciccone si fa apprezzare per la scrittura semplice e diretta che si
traduce in 14 canzoni a metà tra il punk'n'roll e il pop più spigliatamente
inglese (vengono in mente Smiths , Television Personalities e i Blur di “Parklife”).
Un interessante connubio che, seppure non rappresenti niente di originale, riesce
a rendere il disco molto più appetibile e fresco di altri lavori della
stessa risma pubblicati in questo periodo. Non per fare gli snob a tutti i costi,
ma qui le canzoni sono di qualità. Sia quando si lanciano in ritmi accelerati
( Flagellate , Just got laid , F.U.U.K. o My summer never comes ) o quando si
aprono verso parentesi melodiche ( Oh Eversholt , If Friday falls through , Last
breath e There's is a light ). Rebekah Delgado e Micky Strickson dimostrano di
saper maneggiare la materia trattata con capacità ed ispirazione.
Sperando che non si perdano per strada, ci sentiamo di segnalare i Ciccone nel
novero delle new sensation britanniche dell'anno. E forse questa volta non rimarremo
delusi.
Hamilton Santià
Comunicazione Interna- Novembre 2004
Eversholt Street
http://www.comunicazioneinterna.it/dettaglio_ascolti.php?id=426
Non lasciatevi ingannare. In effetti, dalla super-sexy-lady Louise Maria
Veronica, questo irriverente trio londinese non hanno preso niente, se
non (appunto) il cognome da signorina. Perdonatemi anche l’ingannevole
titolino, ma è stato come un invito a nozze… Dicevamo, quindi,
di questi tre ragazzi di Londra, evidentemente cresciuti a pane e Clash,
che giocano ad essere gli eredi della scena british degli anni ottanta.
E’ un album tutto sommato piacevole, che ti squote appena lo inserisci
nel lettore, con l’apripista “Flagellate”, l’ideale
per far scaldare l’atmosfera con il suo ritmo incalzante e le chitarre
che sembrano davvero frustarti. Poi via, il giro di giostra continua,
ed inizia a girare più dolcemente, ma sempre più in alto,
con il bellissimo e divertentissimo “Look at you now”, che
grazie alla grazia della voce di Rebekah Delgado appare davvero come la
vera perla dell’album. Dopo questo, gli altri pezzi sembrano piccoli
tributi a tutto ciò che li hanno fatti crescere, piacevoli chicchine
che fanno ritornare alla mente la grande stagione british degli anni settanta,
come “My summer never comes”, così sfacciatamente Smith
da far scendere la lacrimuccia. E volendo di paragoni e similitudini,
potremmo trovarne a bizzeffe, si potrebbero tranquillamente citare i Velvet
Underground come i Blondie o i Pixies. In effetti, è palese quante
influenze i Ciccone abbiano riversato in questa loro prima opera. E’come
se avessero preso la storia del british rock e ne avessero voluto fare
un bignami. E forse è proprio questo perfetto mix tra le origini
del punk rock ed il pop elettrico e scanzonato dei giorni nostri che rendono
questo “Eversholt street” un debutto veramente emozionante,
pieno di ottime prospettive.
La dolcezza di canzoni come “Last breath” o “There is
a light”, con la loro morbida atmosfera di abbandono (ideali per
chiedere un album), ti sanno prendere e colpire allo stesso modo di brani
potenti ed ammalianti come “Boy, oh boy” e “If friday
falls through”. Ammirevole è anche “Oh Eversholt”
che con la voce sbilenca e la chitarra malinconica di Micky Strickson
sembra essere uscita direttamente da un ballo scolastico dell’america
degli anni sessanta.
Un album che non riesce a stancare, quindi, forse proprio grazie al suo
saper essere variegato ed assolutamente mai scontato.
L’unico vero peccato per gli amanti del british rock, è il
non poterlo reperire facilmente, visto che (ancora) una vera e propria
distribuzione in Italia non c’è. Quindi, aficionados, state
all’erta, e ricordate, che se ci tenete tanto ad averlo (e vi giuro
che ne vale la pena), le vie del web sono infinite!
Samuele Formiconi
Ondarock - Ottobre 2004
Eversholt Street
http://www.ondarock.it/recensioni/2004/ciccone.html
Difficile che con un nome così non venga da pensare a niente, di
ricollegarlo a qualcosa, soprattutto se l'argomento di cui si sta parlando
è la musica, ma pare altrettanto difficile pensare di associare
questi quattro londinesi alla ben nota Miss Veronica Louise, alias Madonna
(o al bizzarro side-project del 1988 firmato Sonic Youth). Già,
perché questo "Eversholt Street" non è certo figlio
del pop mainstream della "ragazza materiale", ma semmai di quei
signori che negli anni Settanta, capitanati da Lou Reed pubblicavano quel
glorioso album con la banana in copertina. E i Velvet Underground li ritroveremo
un po' sparsi in tutto il disco, assieme a un pop ibrido, quasi da mal
di pancia, di tradizione new wave, tirato, breve ed istantaneo in molti
dei suoi episodi. L'iniziale "Flagellate", quasi completamente
strumentale, mette subito in chiaro le cose, ovvero che il prodotto che
abbiamo davanti non ci proporrà alcun effetto speciale, nessuna
trovata sensazionale. Solo direttissime chitarre, direi primordiali, scarne
fino all'eccesso. Episodi che arrivano a sfiorare il ferruginoso punk-rock
dei Clash di "London Calling" come "Just Got Laid",
salutano rapidamente per lasciar posto (meritatamente,) al primo momento
di grande stupore e attenzione del disco, l'immediata perla "If Friday
Falls Through", che ha l'unica pecca di durare troppo poco, tanto
che proprio nel momento in cui ti stai emozionando ti viene prematuramente
sottratta per far accendere la miccia di "Boy Oh Boy"; comincia
in sordina con quegli spasmi mielosi della voce di Rebekah Delgado per
poi implodere improvvisamente in quelle rumorose e veloci riprese in stile
Sonic Youth. "Oh Eversholt" ci fa ripiombare di colpo negli
anni Sessanta, prendendoci per mano con quel pop lento e sbilenco, accompagnato
solamente da un paio di chitarre traballanti e dalla voce, questa volta
di Micky Strickson. La cosa che più viene difficile in un'opera
come questa è trovare un punto in cui potersi staccare. Le pause
per rifiatare non sono ammesse, le voci maschile/femminile si alternano
con grande maestria, e si posano su questi vorticosi pezzi ipnotizzando
l'ascoltatore. "My Summer Never Comes" ci fa caracollare come
sapevano fare i cari vecchi Smiths, fino alla dolorosa apnea in cui ci
si immerge quando ti spruzzano negli occhi il veleno di "Put Me To
Bed", un pezzo nebuloso e intossicante; ma - come detto - non ci
sono momenti di stallo, ed ecco che già bussa alla porta "If
I Could Prove You Wrong". Ascoltando "Last Breath" non
si può non pensare che titolo più appropriato non si poteva
scegliere. Una traccia che si apre in un lamento delicato e sonnecchiante,
chiuso dalle note di un piano che sembra l'ideale intro del pezzo che
segue, la soporifera "There's A Light", degna conclusione dell'album
in un'atmosfera del tutto impalpabile e rarefatta.
Debutto ottimo, assolutamente sopra le righe. Aspettiamo conferme...
Giuseppe Giacomo Ponti
No Respect - Ottobre 2004
Eversholt Street
http://www.norespect.it/recensioni/Ciccone_Eversholt.htm
“London Calling” è un motto che deve essere molto caro
ai Ciccone (non fatevi venire strane idee per questo nome), inglesi di
fatto e per ispirazione.Se i Libertines avessero una voce femminile, con
la sensualità della bella Rebekah, avrebbero di sicuro scritto
qualcosa come Look at You Now, un rock ‘n roll ricamato di punk,
quel punk che i Clash hanno lasciato come eredità alle band inglesi.
Ma i Ciccone sanno anche giocare con questo lascito e, quando partono
con piena veemenza punk, non è detto che non si fermino per cambiare
ritmo all’improvviso e, come in You’re Beautiful, You’ll
Get By, la canzone diventa quasi una filastrocca per poi riprendere, di
corsa il suo ritmo. La duttilità, la capacità di prevaricare
i limiti senza perdere identità è un cromosoma dei Ciccone,
Boy Oh Boy inizia piano, come una ballata di Courtney Love, poi si mette
a correre all’improvviso e ci spara in un bagliore d’energia
musicale. In un’aòtro pregevole esempio, My Summer Never
Comes, nella quale canta il chitarrista Micky, sentiamo l’amore
per gli Smith e ci lasciamo incantare da melodie che si prolungano nel
tempo anche dopo la fine della canzone.
I Ciccone hanno fatto un bel regalo agli estimatori del British rock,
agli altri un invito che sarebbe opportuno accettare..
Pietro Miotto
Il Mucchio Selvaggio - Ottobre 2004
Eversholt Street
Due gli ostacoli da superare per avvicinarsi al debutto dei londinesi
Ciccone, entrambi tutt’altro che insormontabili. Il primo è
costituito dal nome, che omaggia in maniera forse irriverente l’ormai
ex lady Madonna, ma diciamo che non invoglia più di tanto al contatto;
il secondo, invece, è dato dalla mancanza di una distribuzione
italiana ufficiale, ma del resto Internet c’è anche per questo,
no? Semplici allora le contromisure da prendere: turarsi metaforicamente
il naso di fronte alla ragione sociale e accendere il computer. Ma ne
vale la pena? Assolutamente sì, e il motivo è presto detto:
rispetto a tanti pubblicizzati debutti provenienti da Albione, Eversholt
Street – la strada in cui è stato registrato – può
vantare una freschezza che altri non vedono neppure col cannocchiale.
In altre parole, i tre riescono a suonare estremamente attuale senza però
emettere quel sottile ma fastidioso odore di stantio che invece circonda
come una nuvoletta tanti loro colleghi altrettanto giovani. E questo perché
non hanno vergogna nell’esplicitare il piacere che provano nel giocare
con le sette note, a cambiare spesso e volentieri le carte in tavola,
ad accelerare o rallentare improvvisamente i tempi, a scartare all’improvviso
in direzioni impreviste e imprevedibili, pur non uscendo dall’alveo
della forma-canzone classica. Tant’è che, tra gli innumerevoli
paragoni possibili (Strokes, Libertines, tanto indie-pop statunitense),
alla fine quello più centrato ci sembra con i Pixies, nelle chitarre
storte e nella passione per la lingua spagnola, nella interazione fra
voce maschile e femminile come nel divertito spirito iconoclasta. Un contatto
da non mancare.
Aurelio Pasini
Movimenta - Ottobre 2004
Eversholt Street
http://www.movimenta.com/recensioni/cd/ciccone.html
Già il nome è tutto un programma: più Madonna o più
Sonic Youth? Domanda che pare stupida, ma che lo diventa sempre meno via
via che si ascolta Eversholt Street, esordio sulla lunga distanza (dopo
un paio di singoli) dei londinesi Ciccone. Un disco sfacciatamente pop,
ma con un'anima fortemente indie, che unisce i soliti sporchi, grezzi
e spigolosi suoni di chitarra con le cristalline melodie che le voci maschile
e femminile imbastiscono in continuazione. Divertenti, vari e ispirati
i Ciccone riescono là dove molti falliscono, e in pezzi come Flagellate
(cuida lo que dices), If Friday falls through e Oh eversholt sembrano
dare ragione a chi li ha paragonati un po' a tutti i gruppi del mondo
(Velvet Underground, Clash, Pixies, tra un po' salterà fuori anche
Neil Young…), tanto riescono a mischiare mille influenze nel loro
sound. Il rischio è che alla fine rimanga poco di loro, che alla
parola Ciccone non si riesca ad associare qualcosa di preciso e definito:
ma per ora tutto funziona: il post-punk, la new-wave, il rock'n'roll,
il dark pop, il punk, il liscio…
Gianvittorio Randaccio
Rocklab.it - Ottobre 2004
Eversholt Street
Se il nome provenga dalla famosa cantante pop o dal bizzarro sideproject
del 1988 targato Sonic Youth non è dato saperlo, fatto sta che
il terzetto londinese Ciccone si presenta con un irriverente disco di
esordio per la Human Recordings.
Questi tre insolenti ragazzi si lanciano in un divertente taglia e cuci
di influenze che partono dalla vena brit dei Kinks fino al pop più
potente degli odierni Ikara Colt, passando per l'attitudine punk dei Clash
e per la raffinatezza stilistica di Morrissey e degli Smiths. Seguito
del fortunato singolo "Forget your false Mess'iah EP", che riscosse
numerosi consensi tra le radio e le riviste specializzate fino ad arrivare
ad MTV, "Eversholt street" è stato registrato interamente
nella cameretta della band nel mese di agosto.
Forse affetti dalla stessa vena di pazzia (in senso buono, ovviamente!)
dei Bearsuit, i Ciccone aprono con due pezzi, "Flagellate" e
"Look at you now", che sarebbero calzati a pennello anche in
un album fuori dagli schemi come "Cat Spectacular" per le melodie
spensierate, avvolte da quel pop un po' anarchico che la fa da padrone
in gran parte di tutte le 14 canzoni. "Just got laid" è,
invece, uno strano ibrido tra i Belle and Sebastian più scatenati
e i già citati Ikara Colt, con un ritornello facile e fischiettabile
come nella miglior tradizione di brani di questo tipo. "If friday
falls through" è una "Shady Lane" smussata di gran
parte dei suoi spigoli lo-fi, cantanta da dei Pavement più spensierati,
dediti a piccole filastrocche scanzonate. Sprigiona una carica rock alla
sixties "F.U.U.K" che suona un po' revival della scena brit
di quegli anni e un po' punk alla Clash. Nelle ultime tracce, i Ciccone
si lasciano andare a una vena di dolcezza quasi inaspettata. "Last
breath" e "There is a light" sono, infatti, delle dolci
ninne nanne pop, dove convergono gli Smiths più vellutati e dove
la voce di Rebekah appare come un'eco di quella della Isobel Campbell
solista, così tenera e delicata.
"Eversholt Street" è, da una parte, un disco molto eterogeneo,
tanto da apparire quasi una sorta di compilation, dall'altra, un lavoro
che gode di un buon effetto sorpresa, un mosaico di note capace di divertire
e rallegrare chiunque inciampi nelle sue canzoni. Un buon debutto per
questi tre ragazzi londinesi che credo potranno crescere nel tempo, senza
perdere la loro freschezza e l'anarchia pop che sono i punti essenziali
del disco.
Caterina Marietti
Music Club - Ottobre 2004
Eversholt Street
Chissà se il nome fa riferimento a LouisVeronicaCicconeinarteMadonna
oppure al side project Ciccone Youth firmato nel 1988 da Kim Gordon e
Thurston Moore dei Sonic Youth. Beh, poco importa: qui ci interessa altro.
Per esempio, la musica di questo quartetto londinese giunto al debutto
discografico sulla lunga distanza (per l’indie Human Recordings).
Che non è altro che art-punk mescolato a rock’n’roll,
new wave e power-pop: una formula senz’altro consolidata oltremanica
ma che una volta tanto, più che guardare al putridi accordi di
chitarra degli Stooges, preferisce mantenersi autoctona quel tanto che
basta per rimandare a nomi classici quali Blondie, Clash, Smiths e soprattutto
gli ahimè dimenticati Primitives (no, non quelli di Mal!). E proprio
in questa sta la forza della proposta dei Ciccone: laddove non arrivano
con l’originalità, i quattro colpiscono per la capacità
di mantenere pulite, definite e affilate le proprie linee musicali, senza
farle marcire fra distorsioni estreme e asprezze vocali. C’è
grinta, anche ferocia a tratti, già a partire dal quasi-strumentale
di “Flagellate” che apre questo disco registrato interamente
nella propria camera, ma niente brutalità: il che suona molto britannico.
E sono furbi, molto furbi, questi Ciccone. Dapprima scippano deliberatamente
ai Libertines almeno un paio di melodie power-pop coi fiocchi (“Look
At You Now” e “You’re Beautiful, You’ll Get By”)
e agli Strokes un pugno di idee probabilmente lasciate chissà perché
nel cassetto (“My Summer Never Comes” e “If I Could
Prove You Wrong”). Poi non si spaventano nell’inserire vocalizzi
e intarsi da bubblegum music anni ’50 in brani quali “If Friday
Falls Through” e “Oh Eversholt”. Quindi non si preoccupano
di accelerare e stravolgere una “Boy Oh Boy”, che nasce come
ballad delicata per poi trasformarsi in una selvaggia punk song con tanto
di voce distorta, prima di chiudersi nuovamente come era iniziata. Da
ultimo in chiusura di album, piuttosto che regalare gli ultimi botti preferiscono
affidarsi a fuochi di artificio tenui e riverberati: “Last Breath”,
breve ma dolcissima pop song da manuale, impreziosita da alcuni accordi
di pianoforte, e la celestiale “There Is A Light”, che pare
lontana e persa nello spazio, come se la band si fosse librata in cielo
verso chissà quali altezze siderali per affidare il proprio messaggio
conclusivo a un frammento minimale di stella in lo-fi.Buon ascolto, cari
miei…
Daniele De Liberato
Antenna Uno Rock Station - settembre 2004 (anche in playlist)
Eversholt Street
http://www.antennaunorockstation.it/modules.php?name=Reviews&rop=showcontent&id=36
Che abbiano scelto il loro nome per citare la signora Luisa Maria Veronica
“Madonna” Ciccone o del “side project” di Sonic
Youth, questo poco importa, perché in effetti ascoltando il disco
d’esordio di Ciccone, non emerge alcuna influenza ereditata né
dalla sex-rock star, né dalla noiseggiante formazione newyorkese.
Vengono da Londra dicevamo e lo spirito pop della capitale inglese è
interpretato alla meraviglia da questo trio dedito al 100% ad un sound
dinamico, chitarroso ma sempre assolutamente melodioso. Sono proprio le
melodie a rendere accattivanti alcuni brani del loro esordio sulla lunga
distanza. Ma si sente che no sono proprio dei ragazzini alle prime armi
e lo dimostra la loro anonima, ma a quanto pare redditizia carriera pre
Human Recording, con cui hanno recentemente firmato il contratto che li
ha portati a questa pubblicazione: due singoli ed un videoclip che apparì
anche nel palinsesto della onnipotente MTV, fra il 2001 ed il 2002. Per
sintetizzare si potrebbe parlare di questo album come di un mescolone
di Elastica edulcorate e Lush delle ultime uscite (la voce della cantante
Rebekah Delgado a volte risulta assolutamente sintonizzata sulle frequenze
di quella di Emma Anderson). Ci sono anche tentativi di uscita dalla formula
strofa ritornello, con contorno di riffettini ruffiani, ma forse è
proprio qui che la band pecca un po’ di presunzione, e diviene pesante
e pure un po’ noiosa. Meglio che ognuno continui a fare il proprio
mestiere, per godersi filastrocche minimali come “Oh eversholt”
o pezzi meno pretenziosi, ma dal bel tiro e dalla buona carica pop, come
il nuovo singolo “Look at you”, “Just got laid”
o “F.U.U.K.”.
Antonio Zanoli
Rockers.it - Settembre 2004
Eversholt Street
http://www.rockers.it/recensioni.asp?i=158
Agli appassionati di rock il nome Ciccone non promette nulla di buono.
Si ha la tragica impressione di trovarsi di fronte a una tribute band
di Madonna. I più informati però ricorderanno che i Sonic
Youth in vena di goliardate si erano nascosti sotto lo pseudonimo Ciccone
Youth per un album semiserio inciso nel 1988 in compagnia di Mike Watt.
Questa band inglese giunta al debutto discografico dopo un paio di singoli,
si battezza proprio Ciccone, ma sembra più legata allo storico
gruppo di New York che alla pop diva italo americana. Provenienti da Londra
i Ciccone sono un trio composto da Rebekah Delgado (voce e chitarre),
Micky Strikson (voce chitarre) e Damo Water (batteria). Sin dalla line-up
c’è da attendersi un suono scarno, essenziale e senza fronzoli.
E’ proprio così, ma è sorprendente il valore aggiunto
che questo gruppo riesce a fondare alle proprie canzoni. I tre confezionano
un indie rock dai suoni ruvidi, ma dalle atmosfere spumeggianti che sa
essere vivace, mai prevedibile e non di rado genuinamente strampalato.
Rimescolano un po’ la tradizione del rock tra Velevt Underground,
post punk, new wave e rock anni ’80. In alcuni passaggi viene in
mente che i Ciccone suonano come suonerebbero gli Strokes se avessero
più voglia di divertirsi (e divertire) e se fossero meno impegnati
a sembrare tremendamente alla moda. Ma forse la band a cui si avvicinano
di più sono i Pixies di album storici come “Surfer Rosa”
e “Doolittle”, capaci di giocare con chitarre e melodie taglienti,
di rendere sempre imprevedibile e geniale il loro rock che fondeva punk,
surf e psichedelia spesso nella stessa canzone.
I Ciccone hanno lo stesso atteggiamento e il risultato è eccellente.
Il singolo “Look at you now” è un ottimo biglietto
da visita di ciò che sa fare questo trio, ma va ricordata anche
la scatenata “If I could prove you wrong”, “My Summer
never comes” che inizia proprio come una canzone dei Pixies, ma
poi ricorda gli Smiths, e la breve ma intensa “Boy o Boy”
che sembra perfetta per un film di Quentin Tarantino.
Un debutto decisamente interessante.
Guido Mariani
Radio
Radio Wave (Toscana) - Ottobre 2004
Radio Capodistria (Friuli Venezia Giulia) - In Orbita - Ottobre
2004
Radio Digitale Torino (Internet) - Feedback - Ottobre
2004
Radio Rock FM (Italia) - Eclettica - Ottobre 2004
Radio Città 103 (Emilia Romagna) Settembre 2004
Radio Città Aperta (Lazio) - Pogopop - Settembre
2004 "Look At You now"
Radio Antenna Uno Rock Station - settembre 2004
Radio Popolare (Lombardia) - The Box - Settembre, Ottobre
2004
Radio Gamma Trento (Trentino Alto Adige) - Le Altre
Voci - Settembre, Ottobre, Novembre, Dicembre 2004, Gennaio 2005, Febbraio, Marzo, Aprile
Radio Lupo Solitario (Lombardia) - Good Morning Captain
- Settembre album scelto anche come top 5, Ottobre, Novembre
2004, Maggio 2005
Radio Città Del Capo (Emilia Romagna) - Thermos
- Settembre 2004
Life Gate Radio (Italia) - The Bridge - Giugno 2005
Controradio Popolare Network (Puglia) - Gennaio, Febbraio 2006
Rassegna Stampa Estera (estratti)
Designer Magazine (UK) - Luglio 2004
Look at You Now
Ciccone's "Look At Me Now" is one of the best indie pop singles
we've heard in a long while and sounds like a female fronted Libertines.
Taking the female perspective to Razorlights "Rock N Roll Lies"
with a refrain of "give me 50p and i'll show you a good time".
Ciccone have got big things in front of them.
Drowned in Sound (UK) - Luglio 2004
Look at You Now
It's been ages since we had anything on Ciccone on this site...Well, their
debut album sees the light of day next month, and this is the first single
taken from it, which you can buy in shops now! And in typical Ciccone
fashion, it's a blast of indiepop joy.
Indigo Flow (UK) - Luglio 2004
Look at You Now
[...] There is healthy knowing cynicism to 'Look At You Now' that
is given form with humour, charm and energy; the repeated refrain of 'Give
me 50p, I'll show you a good time' is great to dance to, sing along to
but disturbing if you choose to engage your brain over your feet. [...]
Bob Gray
SoundsXP (UK) - Luglio 2004
Look at You Now
[...] With its bouncy drums, Undertones riff and utterly irresistible
chorus, Ciccone make old-fashioned indie pop sound shiny and new. In Rebekah
Delgado, they possess a 24-carat goddess of infectious vocal melody and
have-your-eye-out lyrical phrasing, of the type not heard since the heady
days of The Siddeleys’ Johnny Johnson. Ciccone are what British
pop is missing right now and exactly what I used to hang around Kentish
Town hoping to find all along.
Johnny C
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